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Intervista doppia a Gloria Marconi e Piero Giacomelli

Intervista doppia a Gloria Marconi e Piero Giacomelli

Fonte da: https://www.uisp.it/firenze/newsletter/intervista-doppia-marconi-gicomelli-nl1-22


Dici Maratona e subito pensi all'antica Grecia e all'epica corsa di Fidippide, 42,195 km per annunciare ad Atene la vittoria sui Persiani. Con Half Marathon, invece, si intende ormai una corsa di fondo che appassiona migliaia di podisti e che anche quest'anno si snoderà per le strade di Firenze. Per la 38esima volta, migliaia di runners da ogni dove lasceranno correre le gambe lungo un itinerario unico, fatto di scorci e monumenti, che appartiene al mondo intero ma che coltiva allo stesso tempo una forte anima fiorentina.

Tra le tante storie di fiorentinità che hanno nutrito questa corsa, abbiamo deciso di raccontarne due: quelle di Gloria Marconi, che conta due vittorie sulla 12km (2000, 2003) e altre due sulla mezza maratona (2007,2008), e Piero Giacomelli, volto storico della manifestazione e primo sul podio alla 12km nel lontano 1987.


Qual è il tuo rapporto con la corsa?

GM: La corsa mi ha segnato. Ha accompagnato tutti i momenti della vita, anche quelli più brutti, e riconosco che avere questa passione è stato un grande vantaggio. Tanta fatica, tante sfide, ma è come in tutte le cose: se ti piace ciò che fai, se ti soddisfa, lo fai volentieri. Altrimenti è noia e fatica. Ti ritrovi tanto sola con te stessa nella corsa e devi anche amare quella sensazione di solitudine che ti dà. Non è che si corre ogni santo giorno con in testa gli obiettivi sportivi, si pensa anche a sé stessi e alle proprie cose. E spesso si è felici semplicemente correndo. Sono ancora in attività, anche se al momento abbastanza ferma, come spesso mi è capitato anche nel corso della carriera agonistica. Gli ultimi 3 anni sono stati duri ma ogni tanto riesco ancora a correre. Quando sto bene, preferisco correre la mattina. Magari ti senti più stanco sul momento, ma poi ti dà energia per tutta la giornata, sia chimica che mentale. Ho iniziato a correre a 12 anni, poi qualche problema di salute mi ha bloccata e in certi periodi ho dovuto interrompere del tutto. Quando sono stata in piena forma, è successo è solo perché ci ho creduto fortemente. Anche quando ero ferma, il pensiero di tornare a correre è sempre stato qualcosa che mi spronava.

PG: Innanzitutto sono molto onorato di essere accostato a Gloria Marconi, che è un'atleta con la A maiuscola. La mia vicenda podistica è anni luce da quella di Gloria. Il suo palmares è un cielo stellato, mentre con me si guarda al massimo la cintura di Orione! Ho sempre avuto la passione per l'atletica leggera. Da ragazzo correvo su pista. Ho fatto gli 800 metri, i 1.500, i 5.000, i 10.000. I miei mostri sacri erano Alberto Juantorena e Sebastian Coe. Poi, un po' più da "anziano", sono passato alle corse su strada. Oggi purtroppo non corro più. Le ginocchia e altri problemi di salute, fortunatamente superati, non me lo permettono. Pratico sport e sono allenato, con la bicicletta in particolare, ma la corsa fa così parte di me che quando ho dovuto interrompere, anni fa, mi sono subito rimesso al lavoro per restare in questo mondo meraviglioso che fa parte del mio DNA. Ed ora mi conoscono tutti come "il fotografo delle corse". Della corsa, quella praticata, mi manca l'agonismo, cioè la concentrazione e quel misto di ansia e determinazione che provavo prima delle gare. All'epoca, mi ricordo che mi caricavo come un gladiatore all'ingresso dell?arena. Oggi mi manca appunto quella voglia di combattere.


Cosa si impara dal podismo?

GM: Aldilà della corsa, e aldilà anche dell'agonismo, penso che lo sport in generale riguardi lo stare bene, il conoscere sé stessi, l'interpretare la vita. Lo sport è pieno di insegnamenti ma ti trasmette soltanto quello che vuoi imparare. Prima di tutto deve aiutarti nella vita, e non condizionarti. E poi bisogna imparare a perdere, il beneficio di una sconfitta è molto trascurato ma è importante per lavorare sui propri limiti, anche caratteriali. Personalmente, ed è qualcosa che ho conosciuto da ragazzina, andando a gareggiare, mi ha anche insegnato a dominare l'ansia, a gestire me stessa e farne un punto di forza.

PG: La corsa è una maestra di vita. Intanto ti insegna a dosarti, a calibrare le forze: se parti troppo forte, in fondo non ci arrivi. Il corpo ci dà sempre dei segnali: bisogna imparare a capirli e ascoltarli. Così non ti fai male, ti fermi al momento giusto, o intervieni con una cura quando serve e non invece quando ormai è tardi. Inoltre, accanto al momento del sacrificio e dello sforzo c'è il riposo, che è anch'esso parte fondamentale dell'allenamento. Dalla corsa si impara quando osare e quando rallentare, come nella vita di tutti i giorni. Sono verità che fanno parte del quotidiano, ce le hai davanti agli occhi ma è come se non le vedessi. La corsa, nel mio caso, ha aiutato a portarle alla luce.


Cosa distingue il podismo agonistico da quello amatoriale?

GM: Sicuramente non la passione! Poi, in teoria, una differenza di fondo dovrebbe esserci: mentre il professionista deve rispettare una disciplina rigida, fatta di tabelle e programmi settimanali, l'amatore non ha questi vincoli. Per il professionista l'allenamento è lavoro, mentre per l'amatore si tratta di hobby nel tempo libero. Tutto questo, però, solo in teoria. In realtà, di amatori puri ne sono rimasti pochi ed anche chi pratica nel tempo libero rispetta tabelle, diete e altri accorgimenti in vista di obiettivi sportivi. Vedo che oggi il confine tra questi due mondi è molto sottile e, anzi, molte volte si sovrappone.

PG: La corsa è sempre agonismo. Amatori, veterani, non competitivi, o comunque si vogliano chiamare i cosiddetti non professionisti: anche a giocare a figurine c'è sempre la voglia di vincere. Lo sport non competitivo per me non esiste. Inoltre, quelli che si definiscono non competitivi sono spesso tra i più "assatanati"! Stanno attenti a quanto e come mangiano, come dormono, preparano tabelle e programmi, si documentano su internet. Ai miei tempi era più semplice, niente diete o tabelle, c'era un unico vangelo: fare atletica e correre. Esagerazioni a parte, è vero che si tratta di un mondo non professionista, ma sul fatto che non sia competitivo ho i miei dubbi. Tutti competono per qualcosa, altrimenti l'amatore andrebbe a correre nei boschi, lontano da sguardi e confronti, anziché in gara.



Il 10 Aprile prenderà il via la XXXVIII Half Marathon di Firenze; che emozioni ti suscita?

GM: La Half Marathon di Firenze è stata la prima corsa della mia vita. A Firenze ho corso un migliaio di volte e correre a casa mia è sempre stata un'emozione grandissima, ogni volta. La prima mezza maratona l'ho corsa nel 1999. Alla mia prima maratona di Firenze invece, nel 2004  preciso che avevo già vinto a Roma ed avevo già una certa notorietà nell'ambiente delle corse - mi emozionai così tanto in conferenza stampa, e questa emozione mi rimase così tanto addosso, che poi in gara non riuscii mai a recuperare scioltezza e mi infortunai anche. Quindi sì, correre a Firenze mi ha dato grandi e bellissime emozioni, anche se quel giorno mi fece proprio un brutto scherzo! A parte questo, correre dentro scenari spettacolari come Firenze, o anche Roma, è una vera gioia di cui godere. Corri, pensi a te stesso, a cosa ti ha portato lì, a cosa farai la sera dopo la corsa, se festeggerai una vittoria o brucerai per una confitta, mentre monumenti e paesaggi da sogno ti sfilano accanto.

PG: Mi fa pensare che oggi è un podismo totalmente diverso. Ai miei tempi era più naturale, semplice, anche raffazzonato, se si vuole. Da "pronti-via". L?arrivo, all'epoca in zona stadio, era segnato da una semplice seggiola, con un piccolo banchino a disposizione dei giudici per segnare tempi e nomi. Una dimensione artigianale, tutto sommato, nonostante i grandi nomi ed i tempi di tutto rispetto registrati. E poi, si correva in strade aperte al traffico. Mi ricordo che una volta, in piena gara, stavo arrivando alle Cure. Ero tallonato da diversi atleti, anche un futuro campione italiano di cross, e mi sono trovato di fronte a un semaforo rosso. Non potevo certo permettermi di attendere la luce verde, così ho incrociato le dita e proseguito la corsa. In quel momento, una macchina ha inchiodato e mi sono visto il cofano arrivare sempre più vicino, finché si è fermato in tempo. Andata bene! Oggi fortunatamente è tutto più organizzato, è davvero difficile che possa accadere una cosa del genere, e forse è per questo che vivo questi ricordi con grande fascino e romanticismo! 


Quale messaggio vorresti lanciare al mondo del podismo?

GM: Di imparare sempre cose nuove. Di accettare sempre nuove sfide, soprattutto con se stessi. E di avere passione. La passione è una forza centrale nella vita. Nella corsa in particolare, dove è fondamentale il rapporto con la fatica e il sacrificio. 

PG: Il mio messaggio lho già lanciato ed è contenuto in una poesia che ho scritto anni fa, in un periodo difficile, quando stavo affrontando una cura oncologica. Si intitola "Correndo, sognando e.. lottando", già il titolo fa capire la mia filosofia (la poesia è disponibile qui).