Davide Magnini mette tutti in riga a Canazei
Al femminile Judith Wyder straccia il record
Sarà ricordata negli annali la ventiduesima
«DoloMyths Run Skyrace» della Val di Fassa, perché sono stati infranti parecchi
i record, tranne quello assoluto maschile. Nell’albo d’oro della sfida inserita
nelle Golden Trail World Series piombano con veemenza il ventunenne trentino di
Vermiglio Davide Magnini, che diventa così il più giovane vincitore della
storia di questa competizione, e la svizzera Judith Wyder, capace di infrangere
il primato femminile e di realizzare una prestazione eccezionale in discesa.
Quattro primati su sei sono dunque stati sbriciolati: tutti quelli femminili
(miglior tempo in salita, in discesa e assoluto) e la prestazione più veloce
fino al Piz Boè da parte del vincitore.
Due protagonisti nuovi, dunque, per l’evento che ha chiuso il festival di corsa
in quota di Canazei e delle valli ladine, con Magnini subito all’attacco e
interprete di una gara in solitaria e la Wyder autrice di una strepitosa
rimonta in discesa, che l’ha portata sul gradino più alto del podio, entrambi
alfieri del team Salomon. Sul podio assieme a Magnini, che ha concluso i 22 km
del tracciato con 3.500 metri di dislivello stabilendo il tempo di 2h00'28”, di
soli 17 secondi superiore a quello che fece registrare Kilian Jornet I Burgada
nel 2013, anche il valdostano del Team La Sportiva Nadir Maguet e il
sorprendente marocchino Elhousine Elazzaoui del team Tornado, giunti appaiati
dopo 2’54”.
La svizzera di Berna Judith Wyder ha invece terminato la propria fatica con il
tempo strepitoso di 2h18’51”, di ben 7 minuti e 6 secondi inferiore rispetto a
quello che fece registrare la statunitense Megan Kimmel nel 2015. Sono scese
sotto il precedente primato anche la seconda classificata, la neozelandese Ruth
Charlotte Croft (a 3’04” dalla vincitrice) e la svizzera Maude Mathys (a
3’16”), che si è comunque ritagliata un posto nella storia visto che in cima al
Piz Boè è transitata per prima con il tempo di 1h25’41”, di ben 3 minuti e 49
secondi migliore rispetto a quello stabilito del 2015 della spagnola Laura
Orguè, stavolta assente.
Un’edizione da incorniciare, dunque, per la «DoloMyths Run», che da due
stagioni si presenta con un nuovo format, e che ha visto in gara mille iscritti
in rappresentanza di 45 nazioni, un dato quest’ultimo da far invidia a tanti
Campionati Mondiali di specialità.
Per Davide Magnini questa vittoria rappresenta la consacrazione definitiva nel
panorama delle skyrace e delle corse in quota. Già vittorioso in più occasioni
in questo 2019, ultima in ordine di tempo venerdì nel «Vertical Crepa Neigra»
sempre a Canazei, è il nuovo fenomeno di questo sport. Ha stracciato tutti gli
avversari, compresi i leader del circuito, adottando l’unica tattica che aveva
a disposizione. Attaccare da subito in salita per riuscire a gestire il
vantaggio in discesa, considerato il fatto che la sua caviglia non era al
meglio. E così è stato. Già dopo il Lupo Bianco vantava una decina di secondi
di scarto sui rivali. A Passo Pordoi il trentino è transitato con 1’14” di
margine su un terzetto composto dal norvegese Stian Overgaard Aarvik, dal
valdostano Nadir Maguet e dal marocchino Elhousine Elazzaoui, più staccati gli
altri 5 avversari. Magnini non ha però smesso di aumentare le frequenze e a
Forcella Pordoi è giunto dopo 1h14’55”, con 2’8” di gap su Aarvik e Elazzaoui,
2’14” su Maguet e 2’35” sul peruviano Josè Manuel Quispe Mallma. Si sale ancora
verso il punto più alto della gara, i 3.152 metri del Piz Boè, dove il talento
trentino giunge dopo 1h14’55”, una prestazione che è risultata di 1 minuto e 5
secondi inferiore a quella di Kilian (record di salita). A 2 minuti e 23 arriva
il peruviano Ouispe Mallma, quindi Aarvik a 2’33”, Elazzaoui a 2’35”, Maguet a
2’39”.
Nell’interminabile e tecnica discesa che dal Piz Boè porta al traguardo di
Canazei attraverso la Val Lasties e Pian Schiavaneis, Magnini gestisce alla
grande il vantaggio sul terreno che non ama, perdendo nel primo tratto, ma
allungando nel finale. Vince con autorevolezza, sfiorando addirittura un altro
record dopo quello sul Piz Boè. Sul traguardo precede di 2’25” Nadir Maguet e
Elhousine Elazzaoui, di 2’36” lo spagnolo Jan Margarit Sole, di 2’47” il
polacco Bart Przedwojewski, di 3’48” il norvegese Stian Angermund Vik, di 4’32”
l’inglese Finlay Wild e di 4’35” il peruviano Quispe Mallma che nel primo
tratto in discesa aveva imboccato un sentiero sbagliato.
Tattica azzeccata anche per la vincitrice della gara femminile Judith Wyder,
con un passato importante nella corsa orientamento, che ha sfruttato al meglio
la propria abilità in discesa. La Wyder fino al Biz Boè ha lasciato sfogare la
connazionale di Ollon Maude Mathys, giunta con un tempo da record sul punto più
alto della gara, per poi lasciar correre le gambe come una cavalletta in Val
Lasties e fino al traguardo di Canazei, dove ha concluso con un altro primato (2h18’51”).
Seconda a 3’04” è arrivata la neozelandese Ruth Charlotte Croft, sempre terza
nella prima fase in salita e poi capace di superare la Mathys in difficoltà
nella seconda parte della gara, giunta a 3’16” dalla vincitrice. Quarta a 12’11
la francese Elise Poncet, quindi la prima delle italiane, la bormina Elisa
Desco che ha accusato un ritardo di 13’09”. Seguono l’altra francese Anais
Sabriè e la veneziana Silvia Rampazzo a 17’52”.
Da segnalare i migliori piazzamenti degli atleti di casa: 58° posto Mauro Rasom
e 79° di Erwin Chiocchetti, mentre i due senatori che hanno preso parte a tutte
le 22 edizioni si sono ben comportanti anche quest'anno: Erwin Riz ha concluso
262° e Valerio Lorenz 583°. In chiusura assegnato anche il Memorial Diego
Perathoner, l'ideatore di questa gara, una combinata fra la Sellaronda
Skimarathon invernale e la DoloMyths Sky Run, vinto dall'atleta di casa Mauro
Rasom.





